Chiudere gli occhi
per staccare il cervello...
Che abbia finalmente trovato
il tasto di spegnimento?
E la mano tremante
spinge incredula il pulsante
sull'OFF!
Clac...le luci si spengono,
i movimenti si placano;
mi dondolo inerte
in un tempo molle,
in uno spazio irriconoscibile.
La quiete si insinua maliziosa
tra le bifore dei pensieri,
passeggia sotto i portici
delle idee e dei problemi irrisolti
che non vacillano più.
Tutto rimane sospeso,
perfino le sensazioni
restano ovattate in un
luogo senza tempo,
in un momento senza posizione.
Le prospettive si incrociano
senza scontrarsi,
come perpendicolari
che dividono il piano
in angoli uguali.
L'apatia pungente si congeda
e lascia la piazza vuota della testa
allo strepito malandrino della leggerezza.
Mi concedo un sempre nuovo
e sorprendente standby.
Nascondersi dove ci si perde
ancorarsi dove si scivola...
Incontrarsi in un filo di voce
mentre un tuono rimbomba a pochi passi.
Nel cigolio di un'altalena
che risveglia ricordi leggeri,
di bambina.
Mi fondo a questa
buffa, disperata, follia.
Brivido che scorre lento per tutto il corpo
Ragione che svanisce
Ignara del fatto che riapparirà sulla
Via del ritorno.
In un tremito rimango immobile
Distante da tutto e da tutti
Ogni cosa sfocata e lontana: mi smarrisco.
In conflitto con me stessa...(che novità!) stavolta vincerà la parte "sbagliata"; l'altra è perfino stanca di prevalere senza risultato..
La bambina che crede ancora alle favole si nasconde in un angolo buio: lì, ferma, immobile...quasi senza respirare, convinta che in questo mondo non può che dare fastidio. E lei, piccola portatrice di illusioni, non riesce più nemmeno a sognare. Vuole solo perdersi nel buio della notte e non credere più a niente, a nessuno. Dorme.
E la cinica realista mostra il suo disprezzo, non dà più dello stretto necessario. Sul viso quel sorriso stampato, da maschera teatrale. E per ogni falso sorriso scende una lacrima sul volto della bambina dormiente. Non sogna, è la realtà il suo incubo.
La maschera sogghigna, ride perfino di sè stessa; si prende gioco della bimba che piange: sa che le sue lacrime invisibili non verranno asciugate...in quell'angolo buio di mondo non passa mai nessuno..e a chi interesserebbe perdersi nel buio senza meta se non a lei?
Il suo rifugio è la sua prigione; la chiave ancora è nella forgia.
Altro giro altra corsa...non tentennare!
il mazziere dà le carte...come sono le tue?
Hai un poker d'assi...perchè temi in una scala reale?
E vince chi sa bluffare ...con una coppia di 2.
Come hai potuto mollare con quelle carte?! mah...
ormai...les jeux sont faits...è tardi.
In fondo la vita è un gioco a premi
quanto sei disposto a puntare?
Il teschio incastonato sulla picca pende pencolante sul dirupo senza fine, una fossa delle marianne senz'acqua. Ectoplasma di spiriti dannati a protezione della dualità del maniero. Il vento fa ondulare in un tetro cigolio quella che un tempo era stata una testa mozzata...adesso calcareo candore non più valido a cibare corvi...Succede questo a usarla troppo?
In bilico sull'abisso eppure certo, impassibile: cos'ha più da perdere quell'osso di seppia? Il merlo del muro di cinta è solido, la pietra vecchia ma ben misurata, lavoro d'altri tempi. Ricoperto da miriadi di muffe e da un tappeto di muschio umido... pare non voler cedere allo scorrere del tempo ...
Piove...quella pioggia sottile che sembra non cadere, ma non termina mai di di logorare col suo scandito, instancabile, pungente picchiettio. Gli spiriti non se ne avvedono, il teschio rimane immobile nel suo sempre identico ciondolare, immobile nel movimento immutabile che gli è proprio...nella nenia cigolante; grondare sottile come un basso che sostiene una melodia di scricchiolii acuti...
Mi preoccupa l'altra picca...sul merlo opposto del torrione centrale, ritta, ben piantata...non pencola, la seconda picca...sembra stabile, immune alla pioggia; è di un rosso scarlatto, il pezzo di carne che sorregge è ancora fresco...stilla sangue che goccia dopo goccia si mescola all'acqua piovana: sembra muoversi, palpitare impercettibilmente; ma è come un miraggio lontano, l'ondulare di un calore inesistente; il mio occhio s'inganna..perchè temo tanto se pare così al sicuro? Nessun rapace osa avvicinarsi ..aspettano forse che muoia, che cessi quella parvenza di moto che li spaventa...sono avezzi alle carogne...gli artigli rattrappiti, il piumaggio colante di liquido. Pare farsi beffa di loro l'agglomerato aggrappato alla punta della picca.. eppure piange, piange l'unica cosa che può dare..sangue fresco..consapevole di non dover perire lacerata dai becchi ricurvi che tanto la bramano"Altra sorte mi conviene"...
Continua a piovere, l'acqua non sembra aver intenzione di cessare...la seconda picca rimane immobile, conficcata sul merlo bianco: nemmeno una crepa è visibile sulla roccia..tutto è talmente perfetto che ispira una strana reverenza ancestrale.
Un colpo di vento sferza l'aere..la pioggia asseconda il soffio di Eolo.
Il cuore mi si stringe in una morsa...ma il dolore sembra così lontano dal mio petto, come se una tagliola serrasse le sue fauci attorno ad un arto amputato..
Il teschio oscilla veloce, la picca sulle mura diroccate si inclina pericolosamente per poi tornare al suo posto...ogni oscillazione sul vuoto è un brivido sulla schiena.
Spaventata mi volto verso la picca purpurea...chissà perchè ci tengo tanto...è sempre lì, salda, sulle mura bianche.
Rido del mio timore.. e finalmente la pioggia cessa, le nuvole scure si diradano lasciando posto a quelle più chiare e infine a qualche spicchio di azzurro...un diafano raggio di sole scende zigzagando fino alle mura candide, sfiora il pezzo di carne..sembra voler asciugare con il suo tocco le lacrime rosse che scorrono..un palpito indeciso, per un istante...quasi a ringraziare per quella carezza, per quell'inatteso calore.
O nuovamente il mio occhio s'inganna? Non è più abituato alla luce del sole, la pupilla dolente fa fatica a vedere con chiarezza...
Il teschio ricomincia con la sua nenia cigolante..i rapaci infastiditi dai raggi solari fuggono a coppie goffe e disordinate, li fisso mentre si allontanano...il cuore sulla picca non dovrà più temere adesso? Forse smetterà di sanguinare. Un sorriso leggero mi si insinua tra le labbra..beffa inconsapevole di me stessa.
Tutto si fa scuro, mi manca l'aria; mi sento rotolare come un masso giù per una scarpata...nuoto...nuoto in qualcosa di impalpabile...non ho freddo, non ho caldo..semplicemente non sento, non provo, non percepisco.
Mentre nuoto ho la forza di alzare gli occhi per un istante..come riesco a respirare? Vedo delle mura bianche: perfette, senza crepe.. prolungo lo sguardo verso il cielo: un teschio incastonato in una picca pende pencolante dalla parte opposta...ricoperta da un ampio tappeto di muschio... qualcosa stride con tutta quella perfezione..punge l'occhio...conto i merli.. ne manca uno..in quel punto l'orlo delle mura è impercettibilmente scrostato...ma il candore ancora riesce a nascondere quella pecca. Nuoto verso la roccia bianca , la sfioro con le dita...non percepisco nulla..come se la mia pelle non l'avesse mai incontrata...
Una sferzata di vento colpisce la lancia col teschio che oscilla pericolosamente per qualche istante..ma risale. Il muro bianco non sembra intaccato dal vento..nello sbatter di un ciglio il maniero comincia a sgretolarsi..uno schianto che non riesco a sentire si propaga verso il cielo..rimane lì...monco, senza nessuno più in grado di ricostruirlo.
Perfezione instabile quella di mura di gesso scavate dalla pioggia...
Illusione che crolla mentre l'imperfetto mondo dell'incertezza rimane lì..pencolante su un dirupo senza fine..ma ancora in piedi.
Random di ricordi e pensieri
Mi è capitata sotto mano una vecchia foto di quando ero bimba...che buffa! Da piccola nelle foto sembro sempre arrabbiata XD Ora sembro solo triste, è un pò che non sorrido di cuore, rido! quello si. Ma sorridere è diverso...è una delle tante sensazioni che mi manca...
Come lo svegliarmi la mattina con qualcuno vicino che ancora dorme: come sono indifese le persone quando dormono..penso che dormire con qualcuno (dormire serenamente) è una delle più grandi forme di fiducia che ci siano :)...quanto mi rasserenano queste piccole cose..
Come trattenere a stento le risatre quando ti sfiorano la pelle perchè soffri terribilmente il solletico ovunque ..
Come perdersi negli occhi di qualcuno e non aver voglia di fare altro in quel momento, solo non spostare mai la testa..
Come quegli abbracci così lunghi che ti scordi quasi dove sei, che c'è intorno..ti scordi quasi chi sei...ma non chi è!
Come quegli sguardi che ti fanno sentire come una bambina sorpresa a mangiare dei biscotti tutta sporca di cioccolata..
Come quelli invece che ti liquefai tanto sono dolci.. ( che poi paradossalmente a me fanno venire una voglia di saltare addosso alla persona che non so spiegare XD)..
Come quelle carezze sulle dita che ti fanno calmare anche se sei incazzata col mondo..
Già basta sapere come prendermi in fin dei conti.
Per un pò ammettere che mi manca tutto questo mi fa sentire in pace con me stessa..almeno la smetto di prendermi in giro da sola..poi di nuovo ricado nel mio piccolo buco nero...e i sensi si annebbiano, e non ricordo più che vuol dire..so solo quanto può far male averlo perso.